Il tema di questo intervento si allinea ai temi di ricerca che coltivo sin dalla prima stagione della mia vita di ricercatore. Agli inizi degli Anni 90, quando tiravo fuori le prime ricerche, dovendo scegliere una ‘etichetta organizzativa’, cioè una variabile di controllo sociale – come insegna Barbara Czarniawska, studiosa dell’organizzazione, in un volume che ho recentemente curato in edizione italiana, dal titolo Per una teoria dell’organizzare – mi toccò in sorte quella di ‘art management’: era una fase in cui la comunità di aziendalisti era proiettata su sistemi di business e categorie più vicine alla tradizione dell’Industrial organization (penso al grande interesse per i distretti industriali, per il settore alimentare, per i trasporti e in generale per quelli trainanti del manifatturiero e del Service management) e meno a contesti considerati – a torto – come strani o peculiari o anormali: il mondo dei teatri, della musica di ricerca, della filosofia, della pittura e delle arti figurative, come se poi esistessero organizzazioni ‘normali’, prive di peculiarità. E non so quale aggettivo potremmo usare come contrario di ‘strano’.

Quando l'arte ispira la vita organizzativa

Luigi Maria Sicca
2020-01-01

Abstract

Il tema di questo intervento si allinea ai temi di ricerca che coltivo sin dalla prima stagione della mia vita di ricercatore. Agli inizi degli Anni 90, quando tiravo fuori le prime ricerche, dovendo scegliere una ‘etichetta organizzativa’, cioè una variabile di controllo sociale – come insegna Barbara Czarniawska, studiosa dell’organizzazione, in un volume che ho recentemente curato in edizione italiana, dal titolo Per una teoria dell’organizzare – mi toccò in sorte quella di ‘art management’: era una fase in cui la comunità di aziendalisti era proiettata su sistemi di business e categorie più vicine alla tradizione dell’Industrial organization (penso al grande interesse per i distretti industriali, per il settore alimentare, per i trasporti e in generale per quelli trainanti del manifatturiero e del Service management) e meno a contesti considerati – a torto – come strani o peculiari o anormali: il mondo dei teatri, della musica di ricerca, della filosofia, della pittura e delle arti figurative, come se poi esistessero organizzazioni ‘normali’, prive di peculiarità. E non so quale aggettivo potremmo usare come contrario di ‘strano’.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14246/2276
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